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5
Dec

La Tigre Celtica

L’Irlanda era uno dei Paesi più poveri dell’Europa all’inizio degli anni ’90.
Poi è arrivato il boom, soprannominato “Celtic Tiger” (che si legge “Keltic”!): dal 1996 c’è stata una crescita enorme, quasi ininterrotta fino a pochi mesi fa.

Una crescita che ha trasformato l’Irlanda nel secondo paese più ricco (e più caro) d’Europa.

Molti ministri europei si sono fatti un giro da queste parti per cercare di capire il successo della formula irlandese: al primo posto le tasse sui redditi delle aziende al 12.5%, una delle aliquote più basse al mondo.
Poi grandi investimenti nel sistema educativo (l’università è quasi gratis per tutti qui, e l’offerta di servizi nei campus è molto più grande che da noi) che stanno dando i loro frutti visto che molte multinazionali aprono le loro sedi europee in Irlanda, considerata una culla di talenti.

Purtroppo, il governo ha commesso lo stesso errore della Spagna e la crescita economica si è basata soprattutto sull’edilizia. Quando il mercato immobiliare è crollato, è finito anche il periodo della Tigre Celtica.

E soprattutto ora il Paese ha perso competitività: sì, i salari sono alti, ma ogni volta che vado a fare la spesa e vedo lo scontrino mi viene un coccolone.

Ma questa digressione sull’Irlanda a cosa è dovuta? Per prima cosa, al fatto che non ho mai scritto niente di culturale negli ultimi mesi, secondo, perchè stanotte arrivano Marti e Fra e finalmente avrò un po’ di tempo per esplorare Dublino, cosa che fino ad adesso non ho potuto fare. :ye

Cheers! (è l’equivalente irlandese di “Goodbye” e “Thank you”, non solo di “Cin cin”)

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20
Nov

C’è crisi, soprattutto in Spagna

Fra tutti gli Stati in crisi, la Spagna è uno di quelli che se la passa peggio. Il boom degli ultimi anni era basato quasi esclusivamente sul settore edilizio. Case su case costruite senza sosta fino alla primavera scorsa, quando una delle più grandi aziende del settore ha dichiarato bancarotta lasciando a metà centinaia di case (vendute e non).

Ora che la crisi è arrivata dappertutto, anche altre aziende sentono la pressione. E devo dire che mi ha fatto una certa impressione vedere sul satellite le notizie di Euronews che parlavano della “rivolta” contro la Nissan di Barcellona.

Sono stati annunciati 1.680 licenziamenti, non tutti giustificati dalla ristrutturazione necessaria per sopravvivere alla crisi. E sono iniziate manifestazioni e scioperi non proprio pacifici, fino alla settimana scorsa in cui è successo quello che si vede nella foto. Proteste davanti al palazzo in cui sono entrato ogni giorno per sei mesi e vedere la porta principale ridotta così fa un certo effetto.

Già, Barcellona rimane la mia città preferita, ma visto che la situazione in Spagna è peggiore che in altri Paesi, mi sa che mi converrà cercare lavoro altrove:mmm