L’Irlanda era uno dei Paesi più poveri dell’Europa all’inizio degli anni ‘90.
Poi è arrivato il boom, soprannominato “Celtic Tiger” (che si legge “Keltic”!): dal 1996 c’è stata una crescita enorme, quasi ininterrotta fino a pochi mesi fa.

Una crescita che ha trasformato l’Irlanda nel secondo paese più ricco (e più caro) d’Europa.

Molti ministri europei si sono fatti un giro da queste parti per cercare di capire il successo della formula irlandese: al primo posto le tasse sui redditi delle aziende al 12.5%, una delle aliquote più basse al mondo.
Poi grandi investimenti nel sistema educativo (l’università è quasi gratis per tutti qui, e l’offerta di servizi nei campus è molto più grande che da noi) che stanno dando i loro frutti visto che molte multinazionali aprono le loro sedi europee in Irlanda, considerata una culla di talenti.

Purtroppo, il governo ha commesso lo stesso errore della Spagna e la crescita economica si è basata soprattutto sull’edilizia. Quando il mercato immobiliare è crollato, è finito anche il periodo della Tigre Celtica.

E soprattutto ora il Paese ha perso competitività: sì, i salari sono alti, ma ogni volta che vado a fare la spesa e vedo lo scontrino mi viene un coccolone.

Ma questa digressione sull’Irlanda a cosa è dovuta? Per prima cosa, al fatto che non ho mai scritto niente di culturale negli ultimi mesi, secondo, perchè stanotte arrivano Marti e Fra e finalmente avrò un po’ di tempo per esplorare Dublino, cosa che fino ad adesso non ho potuto fare. :ye

Cheers! (è l’equivalente irlandese di “Goodbye” e “Thank you”, non solo di “Cin cin”)

E’ brutto dirlo… però se lo meritano!

Ieri la banca di investimenti Lehman brothers si è trovata senza altre alternative ed ha iniziato la procedura di fallimento.

Si tratta(va) di una delle istituzioni finanziarie più importanti del mondo e in breve tempo si è ritrovata in ginocchio (come tante altre banche) in seguito alla crisi dei mutui subprime.

E’ un fatto che ha conseguenze disastrose: già se una banca è leggermente in crisi trascina giù tutto il sistema finanziario, figuratevi se fallisce. Ma continuo a dire che se lo meritano.

Se lo meritano perchè almeno così capiranno che non si può lavorare in quella maniera per sempre… da quando ho conosciuto le banche di investimento all’università, mentre si presentavano agli studenti tutte tronfie dei loro successi, mi sono sempre state antipatiche.

Purtroppo per molti studenti, erano il paradiso. Dopo una selezione durissima, c’era un lavoro fisso a Londra, nel cuore della City, uno di quei lavori rispettati e strapagati (anche 3.000€ al mese per uno stage). Tutto quello che richiedono le banche è “disponibilità” e “capacità di lavorare in gruppo”, non servivano neanche conoscenze finanziarie all’inizio.

La disponibilità spesso si traduceva in giornate di lavoro da 16 ore o più. E la capacità di lavorare in gruppo era semplicemente avere colleghi, ma riuscire a sopravvivere in un ambiente spietato tutti-contro-tutti all’insegna dell’avidità.

Perchè lavoreresti per 16 ore al giorno? Per i soldi, non c’è altro motivo.

E proprio l’avidità ha distrutto questo tipo di banche. E’ logico che una banca voglia sempre aumentare gli utili, ma qualche anno fa molte banche hanno iniziato a tirare troppo la corda.

I mutui subprime erano semplicemente mutui concessi…… a chiunque! Ovviamente, per la banca erano molto più rischiosi, ma vabbè, finchè i clienti pagano interessi molto più alti non c’è problema: potevano essere molto più redditizi dei mutui normali.

Ma se i clienti non ce la fanno a pagare in ogni caso, la banca rimane senza soldi. E fallisce.

E’ una giornata storica per l’economia, e molti credono che non sarà l’unica banca a soccombere. Ma fra tutto questo, io continuo a pensare a tutti quei galletti arroganti e avidi dalle migliori università del mondo che erano disposti a lavorare anche di sabato e domenica pur di impressionare i loro capi… e che ora hanno dovuto abbassare la cresta…

Meno male che a me piace il marketing!